FED CUP: a Mosca i successi di Potapova e Pavlyuchenkova portano la Russia avanti 2 a 0 nello spareggio con l’Italia


MOSCA – L’Italia per evitare la retrocessione e restare nel secondo gruppo mondiale, la Russia per risalire dal terzo. Uno spareggio per provare a tornare nel tennis che conta da giocare con solo tre mesi di stagione all’attivo, tanti dubbi e poche certezze per entrambe le formazioni. L’Italia, capitanata da Tathiana Garbin, si è presentata a Mosca con Camila Giorgi, Sara Errani, Martina Trevisan, Jasmine Paolini ed Elisabetta Cocciaretto. Le azzurre hanno provato fino all’ultimo a recuperare la Giorgi (numero 31 al mondo e punta di diamante della formazione italiana), che però non è riuscita a superare il problema al polso. Con la veterana Errani non ancora al meglio, la scelta per il singolare è ricaduta quindi su Trevisan e Paolini. Più soluzioni, invece, per Igor Andreev, da quest’anno capitano della squadra russa, che ha convocato Daria Kasatkina, Anastasia Pavlyuchenkova, Anastasia Potapova, Natalia Vikhlyantseva e la giovanissima Vlada Koval. In virtù del non facile inizio di stagione della Kasatkina (numero 22 del mondo), Andreev ha deciso di lasciare in panchina Dasha, puntanto sull’esperienza di Pavlyuchenkova e sul talento della giovane Anastasia Potapova (classe 2001), preferita alla Vikhlyantseva, autrice di un buon avvio di stagione ed assoluta protagonista della nazionale russa nelle qualificazioni di febbraio.

Match 1: Potapova Vs. Trevisan
Nonostante il ranking favorevole (74 per Potapova, 146 per Trevisan), la russa, complice l’emozione, entra in campo più contratta. L’inesperienza dovuta all’età, la pressione di difendere i colori della propria nazione davanti al pubblico di casa, non aiutano la diciassettenne che dopo aver subito il break nel quarto gioco si irrigidisce ancor di più, non riuscendo a trovare alternative alla varietà di soluzioni proposte dal gioco dell’italiana. L’incitamento della CSKA Arena prova a scuotere la russa, che però non riesce a trovare soluzioni al gioco dell’azzurra (specie quando Trevisan trova gli angoli esterni con il servizio per chiudere con il dritto, magari venendo a prendersi il punto a rete), ha troppa fretta di chiudere lo scambio, forza eccessivamente i colpi, sbaglia spesso la misura e regala punti all’avversaria. Come se non bastasse, Anastasia mette in campo solo il ventisette per cento di prime di servizio. Il 6-2 subito da Martina Trevisan nel primo set ne è la logica conseguenza e la spiegazione più diretta.
L’inizio del secondo parziale non sembra essere migliore. L’italiana tiene il servizio a zero e poi strappa la battuta a Potapova. Sotto di un set e di un break, quando ormai tutto sembrerebbe perduto, la giovane russa si scuote ed inizia un’altra partita. Anastasia scioglie il braccio, aggredisce con più precisione senza dare tregua all’avversaria ed aumenta i giri del motore a ritmi impossibili da sostenere. Vince cinque giochi di fila, prima di chiudere agevolmente il parziale 6 giochi a 3, rimandando tutto al terzo e decisivo set.
Nel terzo parziale, a differenza dei primi due, è la russa a servire per prima. Dopo aver tenuto la battuta nel primo gioco Anastasia si procura una palla break nel secondo. Trevisan sbaglia la prima di servizio e, sulla seconda, Potapova trova il rovescio vincente in diagonale, che la porta sul 2 a 0 e sposta definitvamente l’inerzia della partita. In piena trance agonistica e sulle ali dell’entusiasmo alla russa riesce praticamente tutto; la palla esce dal piatto corde ad una velocità che entusiasma e trascina l’arena; la russa di Saratov chiude quindi trionfalmente il parziale per 6 giochi ad 1.  Sopratutto, regala alla Russia il primo punto nella serie.

Match 2: Pavlyuchenkova Vs. Paolini   
Come nel primo match i favori del pronostico sono tutti per la russa: Anastasia Pavlyuchenkova (numero 34 del mondo, 12 titoli  WTA vinti in carriera) contro Jasmine Paolini (numero 178 del ranking). Si comincia con l’italiana al servizio che, dopo cinque giochi senza palle break, si trova a condurre 3 a 2. Poi, nel sesto gioco, al rientro in campo, Nastia ha un improvviso passaggio a vuoto: prima con un doppio fallo va sotto 0-40 e, subito dopo, con un errore di dritto concede il break a zero: 2 a 4. Un game per parte conduce le due sul 5 a 3 per l’italiana, che si trova a servire per chiudere il primo parziale. La russa annulla due set point prima di strappare il servizio alla Paolini. Break recuperato ed il set, senza ulteriori sussulti, arriva al tie break, dove l’equilibrio si spezza solo sul 4 pari; Pavlyuchenkova aggredice in risposta costringendo Paolini a forzare il passante che esce: 5-4 e due servizi per Nastia che sfrutta l’occasione chiudendo con un ace 7 punti a 4.
Il secondo set sembra una fotocopia del primo. Entrambe si dimostrano solide al servizio, anche se concedono più occasioni sui rispettivi turni. La prima a cedere il servizio è ancora la russa (nel terzo gioco) ma, sul 3 a 2 per la Paolini, sospinta dal pubblico che dagli spalti grida “Nastia”, reagisce e si rimette in corsa nel sesto gioco, chiudendo a rete con una splendida volèe dopo una gran risposta. Un altro break a testa e si arriva al 4 pari. Nei successivi quattro game entrambe tengono la battuta (rischia solo Pavlyuchenkova una volta) e, come nel primo parziale, si arriva al tie break. Nastia ottiene il primo punto sulla sua battuta, poi strappa due volte il servizio alla giovane italiana, nel secondo caso con una gran risposta di rovescio in lungolinea; 3 a 0 e parziale ipotecato. Pavlyuchenkova fa valere la sua esperienza e conserva il vantaggio fino alla fine, chiudendo il set 7 punti a 5.

Dopo la prima giornata la  Russia conduce 2 a 0. La promozione, ora, è più vicina.

Stefano Tardi

Tennis: al Torneo Montecarlo uno strepitoso Fognini abbatte Nadal ed è in finale

Una versione stellare di Fabio Fognini cancella Rafael Nadal con uno score nettissimo: 6-4, 6-2 sul rosso di Monte Carlo. Non lo batteva dagli US Open 2015 - quando rimontò da 2 set a zero vincendo al quinto - e oggi, ancora contro Rafa, Fabio compie un'altra magnifica impresa. Giocherà la sua prima finale Masters 1000, la domenica di Pasqua, contro il serbo Dusan Lajovic

L'impresa è di quelle storiche per più di un motivo. Primo, perché Fabio Fognini non batteva Rafael Nadal da quattro anni: fu un capolavoro a Flushing Meadows - perché nessuno, nè prima nè dopo, ha mai rimontato Rafa da 2 set a zero - ed è un’impresa oggi, alla svolta della carriera del nostro passionario della racchetta. Secondo, perché qui Nadal ha vinto 11 volte il torneo e non perdeva proprio dal 2015: in altri termini, questa è la quinta sconfitta di Rafa in 15 anni a Monte Carlo. Terzo, perché a 31 anni Fabio accede per la prima volta in finale nei Masters 1000, col suo tennis bello e dannato. Quarto, perché l’Italia manca all’epilogo monegasco dal 1977, quando Corrado Barazzutti s’inchinò a Borg, e non vince il torneo a Monte Carlo dal 1968, il secondo in successione di Nicola Pietrangeli. Sono stati i due anni più creativi del Novecento italiano. Quinto: l’immaginazione è al potere. 


Veloce come il vento. Fabio ha iniziato il torneo monegasco pieno di dubbi sul suo futuro prossimo, tra dolori e difetti sparsi. Ha battuto Rublev e Coric in rimonta e nettamente Zverev, ha giocato un tennis stellare contro Nadal. Come in una bolla da cui, a parte il solito sfogo contro il giudice, gli è riuscito proprio tutto, davvero tutto. È salito in cattedra lungolinea di rovescio. Ha accelerato ogni colpo, estraendo dalla racchetta lob e drop-shot, smash e volée. S’è preso molti rischi perché sennò non batti Rafa sulla terra battuta, nemmeno se Nadal è in giornata no e oggi, va detto, al re è cascata la corona. È stato, Fabio, semplicemente magnifico.


RED


CALCIO, SERIE D: L’INVERUNO RIPRENDE LA CORSA PER I PLAY-OFF, MA QUANTA FATICA!

INVERUNO – PRO DRONERO 3-2 (0-2)


INVERUNO: Zambataro; Marioli, Acquistapace, Putzolu, Botturi (46’ Gatelli); De Maria, Lazzaro, Mandelli; Broggini, Stronati, Chessa. A disposizione: Mazzoleni Ferracini, Ouahdani, Zirafa, Di Gioia, Puricelli, Truzzi, Romanini, Braidich. All.: Andreoletti.

PRO DRONERO: Rosano; Guerra, Toscano, Caridi, Maglie; Rastrelli, Brondino, Galfrè, Sall; Dutto, Sangarè. A disposizione: Circio, Giraudo, Toscano, Rosso, Isoardi, Rivero, Niang, Ciccone, Isoardi. All: Dessena.
Arbitro: Mucera (Palermo); assistenti: Bennici e Bentivegna di Agrigento.
Reti: 38’ e 46’ Sangarè (P), 69’  e 88’ Chessa (I), 83’ rig. Romanini (I)


Note: Giornata soleggiata e dal sapore tipicamente estivo; terreno in condizioni quasi accettabili. Spettatori: Circa 200, con una piccola rappresentanza proveniente dal Piemonte. Calci d’angolo: 5-0 per l’Inveruno. Ammoniti: Guerra (P), Toscano (P), Brondino (P), Putzolu (I), Truzzi (I), Zambataro (I), Sangarè (P). Espulso l’allenatore Dessena per proteste. Recupero: 2’+ 6’.

Sostituzioni Inveruno: Romanini (55’) per Stronati; Braidich (58’) per Mandelli; Truzzi (68’) per Putzolu.

Sostituzioni Pro Dronero: Ciccone (78’) per Sall; Isoardi (90’) per Brondino.

INVERUNO (MI) – Dall’inferno al paradiso in soli 45’. Se volessimo trovare un titolo per descrivere sinteticamente il match fra Inveruno e Pro Dronero, l’allegoria tipicamente dantesca si presta in maniera perfetta. Un Inveruno double face conquista tre punti di fondamentale importanza nella lotta per i play-off, al cospetto di un Pro Dronero per nulla disposta a recitare il ruolo di vittima sacrificale. La squadra gialloblù è apparsa imprecisa e confusionaria per ampi tratti del match e deve ringraziare la doppietta di Chessa ed un rigore apparso molto dubbio, conquistato e trasformato da Romanini se ha concluso in maniera trionfale, una domenica che si stava mettendo decisamente male e che lasciava presagire foschi scenari. Ma andiamo con ordine.
L’inizio della gara dei gialloblù faceva presagire chissà che cosa, ed invece ben presto la manovra si palesava lenta ed involuta. In tal senso l’assenza di Nava in mezzo al campo faceva sentire, eccome, con il lancio lungo a scavalcare il centrocampo nel tentativo di scardinare l’attento dispositivo difensivo predisposto da Dessena, unico modo con il quale l’Inveruno provava ad affacciarsi – senza però quasi mai riuscirci – dalle parti di Rosano. Più casuali che frutto di un vero e proprio schema le uniche due azioni degne di nota del primo tempo di marca gialloblù: un cross di Mandelli per Lazzaro veniva mandato a lato dall’ala mentre al 34’ era ancora Mandelli a pizzicare la parte alta della traversa dopo un’azione confusa.
I troppi errori in fase di impostazione e di rifinitura, saranno sicuramente l’aspetto sul quale Andreoletti avrà molto su cui lavorare alla ripresa degli allenamenti per preparare al meglio lo scontro diretto di domenica prossima nella tana del Chieri. Poco e mal serviti dunque Broggini e Stronati che non si sono quasi mai visti, per gli ospiti non è stato difficile contenere gli attacchi di un Inveruno che come è stato preso in velocità ha sofferto tantissimo la verve di Sall e Sangarè. Proprio quest’ultimo, sul finire del primo tempo, ha colpito per ben due volte: la prima, al 38’ quando depositava in rete di testa un preciso assist di Galfrè; la seconda in pieno recupero facendosi trovare pronto all’appuntamento dopo un ottimo pallone lavorato da Dutto che trovava il modo di servirgli un invitante pallone nel cuore dell’area inverunese.
Si andava così al riposo con un doppio vantaggio francamente impronosticabile in sede di pronostici ma tutto sommato giusto, alla luce della prestazione a dir poco imbarazzante offerta dai gialloblù. Nella ripresa, Andreoletti ridisegnava la squadra, con gli ingressi in campo di Gattelli, Truzzi, Braidich e soprattutto Romanini che si sarebbe poi rivelato il vero e proprio man-of-the-match. Era negli ultimi 20’ che la gara si capovolgeva completamente, anche perché intanto la Pro Dronero era costretta a richiamare in panchina Sall, stremato dopo aver macinato chilometri e chilometri per l’intera partita. A dare il primo scossone ad un match che sembrava destinato ad avviarsi stancamente verso la fine era Chessa che al 69’ sugli sviluppi di un corner, anticipava tutti di testa e riapriva la partita. Il gol ringalluzziva, com’era logico, i gialloblù che adesso spingevano con maggiore decisione. Dal canto loro, i biancorossi iniziavano ad accusare la fatica complice anche la giornata con oltre 25 gradi all’ombra e pericoli dalle parti di Zambataro non ce n’erano più. Anche se in maniera poco lucida, i padroni di casa conquistavano metri su metri e cingevano d’assedio l’area piemontese.
Cinque minuti dopo il neo entrato Romanini faceva partire una conclusione dal limite sulla quale Rosano era costretto a smanacciare in corner. All’83’, la svolta della gara. Contrasto in area biancorossa fra Romanini ed un difensore, ed arbitro che indicava il dischetto del rigore fra le proteste della panchina biancorossa che schiumava rabbia. A farne le spese, il tecnico Dessena che veniva cacciato dal direttore di gara. Alla battuta, andava lo stesso Romanini che non senza qualche brivido superava Rosano che aveva intuito la traiettoria del pallone che però gli passava sotto le braccia. I gialloblù, sulle ali dell’entusiasmo, spingevano ancora ed all’88’ operavano il sorpasso: Braidich scattava sulla fascia destra ed arrivato sul fondo, serviva un preciso assist sul quale Chessa non si faceva certo pregare, facendo esplodere il “Garavaglia”. C’era ancora il tempo per il quarto gol dei gialloblù, ma il sig. Mucera annullava rilevando un offside che sembrava non esserci. Non accadeva più nulla nei 6’ di recupero e così i tifosi ed i giocatori inverunesi potevano festeggiare un successo che vale tantissimo, e non solo per il modo rocambolesco con cui è maturato.
In classifica, infatti, per effetto dei risultati odierni l’Inveruno compie un deciso passo in avanti nelle posizioni utili per i play-off: i contemporanei pareggi di Savona, Ligorna e l’inaspettata sconfitta del Chieri, permettono ai ragazzi di mister Andreoletti di guadagnare punti nei confronti delle dirette concorrenti e di preparare la trasferta di domenica prossima proprio con i piemontesi, in uno scontro diretto che si annuncia di fondamentale importanza per il prosieguo del campionato dei gialloblù.

Questi i risultati della 28ma giornata:

ARCONATESE – SANREMESE 1-2 (giocata ieri)
BRA – BORGARO NOBIS 3-1
BORGOSESIA-CHIERI 2-1
FOLGORE CARATESE – FEZZANESE 0-0
LIGORNA – LAVAGNESE 1-1
SESTRI LEVANTE – MILANO CITY 1-1
INVERUNO – PRO DRONERO 3-2
CASALE – SAVONA 0-0
LECCO – STRESA 2-1

Classifica

LECCO 71
SANREMESE 57
SAVONA* 48
LIGORNA 46
INVERUNO 46
CASALE 43
CHIERI 42
FOLGORE CARATESE 36
LAVAGNESE 36
BRA* 36
SESTRI LEVANTE 35
BORGOSESIA 33
FEZZANESE 33
MILANO CITY 31
ARCONATESE 26
BORGARO 20
STRESA 19
PRO DRONERO 18

*1 partita in meno

Francesco Montanino

Le interviste:

MATTEO ANDREOLETTI (ALL. INVERUNO): “CONTENTO PER IL RISULTATO, MA NON PER IL GIOCO” 


Inveruno (Mi) La partita con la Pro Dronero è finita da qualche minuto, ma negli occhi dei protagonisti è ancora presente la tensione accumulata durante 90’ e passa di gioco, vissuti in un’altalena di emozioni altrimenti difficilmente descrivibile.

Il primo a presentarsi davanti a microfoni e taccuini era mister Andreoletti che ha così analizzato l’andamento di una gara dai due volti e per nulla semplice, come il pronostico poteva far presagire. “Da questa partita – ha affermato – colgo due aspetti molto importanti. Il primo è la determinazione dei ragazzi perché aver rimontato da 0-2 contro una squadra che sta battagliando per la salvezza, è un motivo di orgoglio. Ci hanno sempre creduto, non mollando mai e chi è entrato ha fatto la differenza. Il secondo è che dobbiamo tornare ad essere umili, perché oggi abbiamo commesso troppi errori e dal punto di vista tecnico è stata una partita orribile. Questo significa che se vogliamo crescere, dovremo lavorare con maggiore intensità: ho visto troppe palle perse in malo modo davanti alla difesa e questo sicuramente non va bene. Il caldo? Non credo sia stato determinante, perché c’era per entrambe le squadre. Noi, fisicamente, e questo è un pregio, stiamo bene ed abbiamo avuto la gamba fino alla fine. Avere la rosa lunga come la ho io, è un bel vantaggio perché chi subentra da sempre il proprio contributo. La Pro Dronero vuoi per la fatica, vuoi per la nostra pressione ed anche perché in vantaggio di 2 gol ha pensato a difendersi, nel secondo tempo è arretrata e ne abbiamo approfittato. Mancano ancora 6 partite, con 18 punti in palio ed abbiamo il dovere di continuare a crederci. A parte la partita di domenica scorsa contro la Fezzanese, stiamo facendo qualcosa di importante, ottenendo buoni risultati solo giocando bene. È chiaro però che non sempre se giochiamo come oggi, può andarci bene. La puoi riprendere una volta con l’agonismo e la determinazione, ma se perdi poi te lo meriti”. Sul rigore conquistato e poi trasformato da Romanini, Andreoletti spiega perché non l’ha battuto Broggini: “generalmente è lui il nostro rigorista, ma il “Roma” se la sentiva di calciarlo e si è preso una bella responsabilità. Ha avuto la personalità di tirarlo, grande merito a lui”. Poi il pensiero inevitabilmente alla prossima gara di campionato, che vedrà l’Inveruno ospite del Chieri, in uno scontro diretto che dirà molte cose sulla volata finale che aspetta i gialloblù. “A Chieri, andiamo per giocarcela con il nostro spirito perché non siamo in grado di gestire. Saremo al cospetto di quella che reputo fra le squadre con cui stiamo combattendo per i playoff, sicuramente la più attrezzata. Penso che sarà una gara bellissima, dove non dovremo – ha poi concluso – fare calcoli, perché non ne siamo capaci, e lo si è visto anche oggi”.
Sulla stessa lunghezza d’onda di mister Andreoletti, anche Emanuele Romanini il cui ingresso in campo ha dato la scossa ai gialloblù, compreso il controverso episodio del calcio di rigore sul quale la panchina della Pro Dronero ha protestato vibratamente. “Siamo una squadra che non molla mai – ha osservato - e negli ultimi 20’ ci abbiamo messo ancora più grinta. Insieme ad alcuni episodi a nostro favore, siamo riusciti a ribaltarla. Sapevamo che questa era una partita difficile, non credo centri tanto l’approccio anche se abbiamo preso due gol, da altrettanti episodi. Certo, nel primo tempo abbiamo commesso diversi errori ma l’importante era rimontare, portando a casa i tre punti e così è stato”. Poi inevitabilmente il discorso cade sull’episodio del rigore, sul quale l’attaccante dell’Inveruno ha provato a fare chiarezza. “Nello specifico – ha sottolineato - sono andato a terra forse un po’ maliziosamente, perché toccato da un avversario e l’arbitro ha ritenuto giusto fischiarlo. Se non lo fischiava, significava che non c’era. Si tratta di episodi dove può andarti a volte a favore, altre volte a sfavore. A noi stavolta è andata bene. Sulla partita di domenica prossima a Chieri, dovremo stare tranquilli e pensare a giocarcela come sappiamo, puntando a vincerla senza fare calcoli”.



F.M.



CALCIO, SERIE D: L’INVERUNO STRAPAZZA IL SAVONA

 

INVERUNO-SAVONA 2-0 (2-0)

Inveruno: Zambataro; Nava, Acquistapace, Putzolu, Marioli; De Maria, Truzzi, Mandelli (84’ Puricelli); Broggini (72’ Romanini), Stronati, Chessa. A disposizione: Frattini, Deri, Botturi, Zirafa, Okala, Braidich, Lazzaro. All.: Andreoletti.

Savona: Fiory; Cambiaso, Venneri, Garbini, Grani (84’ Salvatore); Degl’Innocenti (72’ M. Grandoni), Guarco (52’ Torelli), Miele (46’ Kallon); Tognoni (69’ Piacentini), Virdis, Lombardi. A disposizione: Gallo, Vittiglio, Bacigalupo, Muzzi. All.: A. Grandoni.
Arbitro: Rispoli

Reti: 33’ Marioli, 44’ Chessa.

Note: Spettatori circa 200; giornata tipicamente primaverile, con terreno in imperfette condizioni. Calci d’angolo: 5-7 per il Savona. Recupero: 0’+ 5’. Ammoniti: Tognoni (S), Fiory (S), Romanini (I), Truzzi (I).

Inveruno (Mi) - Netto e convincente successo dell'Inveruno che, al “Garavaglia” supera con un rotondo 2-0 un Savona, apparso decisamente abulico e poco incisivo in attacco. I lombardi hanno probabilmente disputato una delle loro migliori uscite stagionali e devono anzi recriminare per diverse occasioni malamente sprecate se non hanno chiuso con un margine ancora più ampio, che avrebbe meglio rispecchiato l’andamento di un match che, in sede di pronostico, si presentava quanto mai incerto. Schieramenti speculari per entrambe le formazioni che si presentavano con un 4-3-3 a specchio, e tanto pressing in mezzo al campo che significava squadre raccolte in uno spazio di appena 30-40 metri.
La gara iniziava con ritmi altissimi da entrambe le parti anche se l’Inveruno, con il trascorrere dei minuti, conquistava metri su metri in campo. Il primo a provarci era Chessa (6’), ma la sua conclusione era ribattuta in corner dalla schiena di un difensore avversario. Per la risposta degli ospiti, bisognava attendere il 29’: veloce ripartenza di Tognoni sulla cui conclusione, Zambataro però faceva buona guardia respingendo in calcio d’angolo.

Cinque minuti dopo, la prima svolta del match: Marioli faceva partire un cross apparentemente innocuo che però trovava impreparato Fiory che si faceva sfuggire la palla dalle mani. La sfera terminava la propria corsa in rete, nello stupore generale anche se l’errore dell’estremo difensore bianconero è stato a dir poco macroscopico.
Il Savona faticava ad organizzare una reazione degna di tal nome, anche se al 43’ Cambiaso faceva partire un’improvvisa conclusione dalla distanza che si infrangeva sulla parte alta della traversa. Sulla ribattuta, Miele non riusciva a ribadire in rete e si faceva deviare il tentativo di tape-in in calcio d’angolo. Sugli sviluppi dello stesso corner, Zambataro usciva in presa alta e faceva partire un lungo rinvio che trovava totalmente scoperta la retroguardia ligure. Chessa era velocissimo ad avventarsi sulla sfera ed a superare con un beffardo pallonetto a scavalcare, Fiory che aveva intanto provato a chiudergli lo specchio della porta, con un’uscita alla disperata. La legge del calcio trovava dunque implacabile conferma: dal possibile 1-1 del Savona che avrebbe dato tutto un altro volto al match, al 2-0 della squadra in maglia gialla, il passo è durato lo spazio di un solo giro di lancette.

Nella ripresa. ci si attendeva la reazione del Savona ma anzi erano i padroni di casa a sfiorare a più riprese il terzo gol. Dapprima era Putzolu (47’) con una conclusione ravvicinata, smanacciata sul palo da Fiory a far gridare al gol i propri tifosi; poi Chessa era abile a procurarsi un rigore che però sprecava calciando in maniera fiacca e facilmente leggibile dall'estremo difensore savonese che così riscattava solo in parte l'incredibile svarione del primo tempo. L'Inveruno continuava ad attaccare ed il Savona, nonostante i tanti cambi in attacco, non riusciva quasi mai a rendersi insidioso dalle parti di un Zambataro, quasi spettatore non pagante nella seconda frazione di gioco. La gara si trascinava così stancamente alla conclusione, con Chessa che in pieno recupero falliva ancora una volta l'occasione del 3-0, impappinandosi sul più bello. Ma poteva bastare così, perché al triplice fischio finale gli uomini di mister Andreoletti potevano festeggiare insieme ai propri tifosi.
In classifica, per effetto dei risultati odierni, si riapre la lotta per il terzo posto con il Savona che vede minacciosamente avvicinarsi il Ligorna e lo stesso Inveruno che si candida così autorevolmente ad un posto al sole nella lotta per i play-off.

Francesco Montanino

VOLLEY FEMMINILE, SERIE A1: LA UNET BUSTO ARSIZIO SI AGGIUDICA IL DERBY CON BRESCIA


UNET E-WORK BUSTO ARSIZIO – BANCA VALSABBINA MILLENNIUM BRESCIA 3-0 (25-18, 25-20, 25-18)

Unet E-work Busto Arsizio: Piani ne, Peruzzo ne, Herbots 16, Grobelna 12, Gennari 9, Cumino ne, Orro 4, Leonardi (L), Bonifacio ne, Meijners ne, Berti 5, Samadan 0, Botezat 0. All.: Mencarelli.
Banca Valsabbina Millennium Brescia: Biava 3, Rivero 12, Norgini 0, Manig 0, Di Iulio 2, Pietersen ne, Villani 10, Parlangeli (L), Bartesaghi 0, Nicoletti 9, Veglia 6, Miniuk 3. All.: Mazzola.
Arbitri: Zanussi e Gioitre.
Note – Spettatori: 2228 per un incasso di 7429 euro. Battute sbagliate: Busto Arsizio: 7; Brescia: 12. Battute vincenti: Busto Arsizio: 4; Brescia: 0. Durata set: 23’, 26’, 25’.

Busto Arsizio (Va) - Reduce dalla vittoriosa trasferta in terra magiara nella tana del Bekescsaba, con la quale ha posto una serissima ipoteca sull’accesso alla finalissima della Coppa Cev (martedì prossimo basterà vincere al Palayamamay solo un set), la UYBA si rituffa in campionato infliggendo un rotondo 3-0, in appena un’ora e venti di gioco, ad una Millenium Brescia che non nasconde le proprie ambizioni di conquista di un posto al sole nei play-off scudetto. Ma che stasera ha potuto davvero ben poco per arginare una differenza di caratura che, per larghi tratti, è stata lapalissiana. Non c’è stata partita, con Busto Arsizio che ha gestito a piacimento ed in grande scioltezza un match che poteva nascondere non poche insidie, alla luce dei tanti impegni ravvicinati di queste settimane, che potevano generare pericolosi ed indesiderati cali di tensione nelle biancorosse.

Nell'anticipo della ventesima giornata del campionato di serie A1, le ragazze allenate da coach Mencarelli, confermano dunque di attraversare un ottimo momento di forma, dando continuità alla grande prestazione offerta sabato scorso contro Scandicci. Il tutto in attesa dello scontro diretto di domani fra Casalmaggiore e Monza, che assume le sembianze di un vero e proprio spareggio in ottica quarto posto, e che inevitabilmente darà una connotazione diversa ad una classifica dove sono ormai ben delineati gli equilibri in campo.

Nel primo set, dopo un avvio piuttosto equilibrato in cui le farfalle prendevano le misure all'attacco bresciano, il turno di battuta della Berti (11-8) creava non pochi grattacapi alla ricezione ospite, con Mazzola costretto a spendere il primo time-out dell’incontro. Non cambiava il canovaccio della gara, con Busto Arsizio che con disinvoltura macinava gioco e punti, mettendo sotto pressione la ricezione avversaria e grazie ad un errore in attacco di Nicoletti, la panchina bresciana era ancora costretta a chiamare il minuto di sospensione (18-12). L’ingresso della Norgini al posto della Rivero, non sortiva gli effetti sperati per la Millennium, ed un ace in battuta della Gennari (21-14) permetteva alle biancorosse di volare spedite verso la conquista del parziale. Un piccolo passaggio a vuoto delle bustocche permetteva alle leonesse di rosicchiare qualche punto (23-18, con time-out di Mencarelli), ma era un muro della Herbots a portare avanti nel conteggio dei set la Unet (25-18), al primo tentativo.
Identica falsa riga, anche nel secondo parziale con equilibrio e scambi prolungati e spettacolari nelle fasi iniziali, sino a quando le padroni di casa non decidevano di accelerare. Il primo strappo arrivava con un pallonetto della Orro (16-13) che induceva la panchina di Brescia a chiedere il time-out.
Le ospiti riuscivano a mantenersi comunque in scia, anche se gli errori in battuta erano davvero troppi per poter sperare di mettere in discussione un set, gestito in maniera sicura e matura dalle biancorosse. La Unet, dal canto suo, trovava in una Herbots semplicemente devastante ed una Grobelna finalmente incisiva, il terminale offensivo ideale per il proprio gioco. L’errore in battuta della Nicoletti (25-20) con cui si concludeva il set, non faceva altro che certificare una superiorità apparsa fin troppo netta.
Nel terzo e conclusivo set, partivano fortissimo le biancorosse decise a chiudere al più presto i conti. La Herbots continuava in maniera implacabile a colpire da tutte le posizioni e sul 4-0, Mazzola doveva già chiamare time-out per spezzare il ritmo a dir poco indiavolato delle bustocche. Brescia provava a restare aggrappata sul match ma doveva fare i conti con la grinta delle farfalle che non mollavano nulla, ed anzi esaltavano il pubblico accorso al palazzetto, con una serie di spettacolari salvataggi della Leonardi spegnevano sul nascere ogni residua velleità di prolungare il match. L’ennesimo errore in attacco permetteva a Busto Arsizio di piazzare il break decisivo (19-14) e su un muro fuori della solita Herbots (MVP della serata per distacco con i 16 suoi punti), scorrevano i titoli di coda di un match realmente mai in discussione (25-18).

Francesco Montanino 

Shrewsbury: Vitalia Diatchenko trionfa nel torneo inglese e conquista il dodicesimo titolo ITF in carriera


Shrewsbury (Gran Bretgna) - 3 luglio 2018, Wimbledon, primo turno dei Championships:
sull'impeccabile erba inglese due russe esordiscono nel torneo più prestigioso del mondo. Una, Maria Sharapova (36 titoli WTA in bacheca, ex numero 1 al mondo), è un'icona del tennis che ha già iscritto il suo nome nell'albo d'oro dello slam londinese (avendolo conquistato quando aveva appena 17 anni) e spera di poterlo vincere ancora. L'altra, Vitalia Diatchenko, nata a Sochi il 2 agosto del 1990 ma trasferitasi presto a Mosca per poter giocare a tennis (un titolo challenger conquistato nel circuito WTA a Taipei nel 2014, con best ranking al numero 71), si trova a Londra già da qualche giorno perchè, per poter entrare nel tabellone principale, ha dovuto superare tre match di qualificazione.

Un gradito ritorno, quello della bella russa nativa di Sochi, che mancava dal tabellone principale di un major dallo US Open del 2016. Un ritorno suggellato
con un successo tanto inaspettato quanto prestigioso e meritato: oltre tre ore di batttaglia per avere la meglio su Masha 6-7 (3), 7-6 (3), 6-4 e riaccendere i riflettori su di sé. Riflettori che si sono spenti troppo presto per una serie interminabile di infortuni che ne hanno segnato la carriera sin da giovanissima, ancor prima di diventare professionista. Lunghi periodi di stop (alcuni trascorsi a Roma, presso la clinica Villa Stuart - una prima volta nel 2013 e poi ancora nel 2017 quando è stata operata al ginocchio destro) che hanno interrotto troppo spesso una carriera che l'aveva comunque vista raggiungere traguardi importanti, tanto da meritarsi la convocazione nella nazionale russa di Fed Cup.
Il 2019 sembra iniziato con il piede giusto. Nella stagione che la vede vestita da un nuovo sponsor tecnico, l'italiana Hydrogen (brand fondato e guidato dal designer Alberto Bresci), Vita si è imposta (da testa di serie numero uno) nel torneo ITF di Grenoble (montepremi 25.000,00 $) prima di sbarcare in Inghilterra per il torneo di Shrewsbury (montepremi 60.000,00 $) dove (accreditata della teste di serie numero due) ha trovato ad attenderla in finale la numero uno del tabellone, la belga Yanina Wickmayer. Tra le due un solo precedente, disputato nel 2017 a Taipei, sempre sul cemento indoor, vinto dalla russa.

PRIMO SET. Al servizio parte la Diatchenko; due doppi falli spingono il game ai vantaggi dove la russa prima si porta avanti chiudendo un punto di dritto dopo un'ottima prima al centro e poi domina lo scambio successivo portanto la belga all'errore; al contrario, la Wickmayer inizia bene in batutta lasciando un solo punto all'avversaria. Nel terzo gioco Vitalia va ancora in sofferenza con la battuta concedendo due palle break consecutive alla belga; se nella prima occasione è il nastro a beffare la Wickmayer, nei successivi tre punti è la russa a mostrare il meglio del suo repertorio. Due ottimi servizi le consentono (un volta col dritto, l'altra con il rovescio) di ottenere agevolmente il punto, prima di chiudere con un gran passante. Nel quarto gioco si evidenzia una tendenza: gli scambi lunghi sono quasi sempre vinti della tennista russa che, specie con il rovescio, riesce a trovare angoli e profondità. E sono quattro rovesci, infatti (due di risposta oltre ad un vincente dal centro del campo ed un altro in accelerazione) a regalare alla Diatchenko due palle break (non consecutive) che la nativa di Sochi non riescie però a concretizzare; nei due successivi turni le contendenti tengono il servizio senza patemi d'animo: 3 a 3; nel settimo gioco Vitalia smarrisce la prima concedendo due palle break consecutive alla Wickmayer ma si salva grazie a due poderose accelerazioni; il game successivo sembra essere quello della svolta: Diatchenko si guadagna la palla break grazie ad uno
schiaffo di dritto in contropiede che concretizza subito dopo grazie ad una variazione di rovescio che la belga non riesce a contenere; 5-3 e possibilià di servire per il set; la russa però non è fredda nel gestire la situazione e con quattro gratuiti regala l'immediato contro break alla Wickmayer; la Diatchenko reagisce bene al passaggio a vuoto e cerca di riprendersi in risposta il patrimonio sciupato al servizio; si guadagna due set point (non consecutivi) ma la belga è brava e lucida nell'annullarli entrambi: un gran servizio al centro le consente di chiudere con un dritto incrociato in avanzamento nella prima situazione; sulla seconda utilizza intelligentemente un servizio al corpo non controllato dalla russa; le occasioni sprecate pesano; Vitalia perde ancora la battuta a 15 e manda la belga a servire per il set; a differenza di quanto accaduto alla russa nel nono gioco la Wickmayer non si lascia sfuggire l'occasione: vince il quarto game consecutivo e porta a casa il primo set, 7 a 5, in cinquantacinque minuti di gioco.


SECONDO SET. Se i tanti infortuni hanno compromesso la carriera della Diatchenko, ne hanno però certamente forgiato il carattere. La bella russa non perde troppo tempo a pensare alle occasioni non sfruttate nel primo set ed è la prima a rimettere i piedi in campo per l'avvio del secondo parziale. Manda in rete il primo servizio ma decide comunque di rischiare la seconda, trovando l'ace con uno slice esterno angolatissimo. Un chiaro messaggio lanciato all'altra parte della rete. Quel che ne segue è una logica conseguenza: Vitalia tiene la battuta a zero (per la prima volta nel match) senza lasciar giocare l'avversaria.
Il secondo game è una battaglia lunga diciotto punti. La russa vorrebbe strappare subito la battuta alla
Wickmayer che però resiste strenuamente, annulla quattro palle break e pareggia i conti, con tanto di urlo in faccia rivolto all'avversaria dopo essere andata a segno con un rovescio in back che la russa non è riuscita ad alzare oltre la rete. Una reazione dovuta forse al tentativo di scongiurare il cambio di scenario in vista all'orizzonte. Ma è un acuto destinato a restare isolato, perchè in campo c'è solo la russa. Dal terzo gioco una Diatchenko ormai in piena scioltezza sfodera il suo miglior tennis concedendosi anche una palla corta (in un match in cui raramente le due contendenti hanno lasciato la riga di fondo) che lascia la belga sulle gambe, infila quindici punti consecutivi e si porta in un attimo a condurre 4 giochi ad 1 con tre palle break da gestire nel sesto game; sullo 0-40 la Wickmayer torna a far muovere il tabellino ma alla terza opportunità di break la Diatchenko fulmina la belga scesa a rete per chiudere il tentativo di serve and volley con un gran passante di dritto in risposta; 5 ad 1 e possibilità di chiudere il set al servizio; stavolta non ci sono incertezze: Vitalia chiude il parziale alla prima oppurtunità 6 giochi ad 1. Si va al terzo set.

TERZO SET. Nei primi due turni entrambe le contendenti mantengono agevolmente la battuta; nel terzo è la Diatchenko ad avere due possibilità consecutive di break ma la belga si aggrappa al servizio e mantiene il proprio turno. Il pericolo scampato da coraggio alla Wickmayer che nel game successivo resta attaccata alla russa e si guadagana una palla break; Vitalia incappa in un doppio fallo regalando così l'inaspettato break all'avversaria che nel set decisivo si porta avanti 3 giochi ad 1. Nel quinto game la tensione raggiunge l'apice; se Vita, a questo punto del match, sa di non poter permettere all'avversaria di allungare nel punteggio, la Wickmayer è consapevole di non poter sprecare il prezioso vantaggio. Salgono l'intensità e la durezza degli scambi, così come i decibel, sia delle due tenniste che del pubblico sempre più partecipe; il primo punto se lo aggiudica la belga impattata subito dopo dalla russa che vince uno lungo scambio grazie ad uno splendido rovescio lungo linea; Wickmayer decide allora di trovare altre strade e prova a soprendere la russa con una palla corta; il colpo non perfettamente eseguito premia la corsa in avanti di Vitalia che arriva sulla pallina ed infila la belga rimasta a metà strada. La russa conquista anche il punto successivo e si guadagna così due palle break che spreca prima di chiudere alla terza possibilità; l'immediato
contro break riporta l'equilibrio e, nei successivi tre game, entrambe tengono agevolmente la battuta: 4 a 4. Al servizio il braccio della Wickmayer trema mentre Vita è aggressiva in risposta; sul 15-40 un dritto in diagonale della Diatchenko ben indirizzato si infrange sul nastro, prima di ricadere nella metà campo della sconsolata belga; la russa sportivamente si scusa con l'avversaria per la buona sorte in un momento così delicato ed incassa il break che la porta a servire per il match. La tensione del momento condiziona però la nativa di Sochi; il braccio si contrae e Vita decide di non forzare; la belga ormai con le spalle al muro prova ad avvantaggiarsi della situazione ottenendo il primo punto in risposta ad un servizio poco incisivo ed il secondo in seguito ad una accelerazione di dritto in lungo linea al termine di uno scambio giocato dalla russa in modo fin troppo attendista; un errore gratuito a testa porta la Wickmayer sul 15-40, ovvero con due palle per il 5 pari. Diatchenko ritrova il coraggio e torna a giocare il suo tennis: vince quattro punti di fila (con due battute vincenti) e chiude il match con il colpo che meglio ha funzionato, il rovescio. Finisce 5-7, 6-1, 6-4 dopo due ore e ventuno minuti di buon tennis. Per la Diatchenko è il dodicesimo titolo ITF in carriera; ma è soprattutto il segnale di una ritrovata competitività che, condizioni fisiche permettendo, la
riporteranno certamente tra le prime cento del mondo.

Stefano Tardi

BASKET: LA VANOLI CREMONA VINCE SUL CAMPO, MA NON FUORI


VANOLI CREMONA – SEGAFREDO BOLOGNA 87-70 (22-18, 44-36, 61-58)

VANOLI CREMONA: Saunders 15, Feraboli 0, Gazzotti 0, Diener 7, Ricci 3, Ruzier 11, Mathiang 14, Crawford 11, Aldridge 13, Stojanovic 13. All.: Sacchetti.
SEGAFREDO BOLOGNA: Punter 18, Martin 1, Moreira 16, Pajola 0, Taylor 6, Baldi Rossi 0, Cappelletti 0, Kravic 6, Aradori 12, Berti 0, M’Baye 10, Cournooh 1. All.: Sacripanti.

Cremona – In uno dei due anticipi della 20ma giornata del massimo campionato di basket, netta affermazione della Vanoli Cremona al cospetto di una Segafredo Bologna, reduce dal convincente successo di domenica scorsa contro Avellino, al termine di un match che si è deciso negli ultimi 10 minuti.
Gli uomini di Meo Sacchetti hanno ampiamente meritato la vittoria dal momento che hanno condotto sempre il match sin dalle primissime battute e controllato le velleità dei felsinei, costretti a rincorrere senza però mai dare l’impressione di impensierire i padroni di casa che hanno avuto buon gioco sotto le plance (ben 35 rimbalzi), oltre che trovato spesso e volentieri un alleato decisivo nel tiro da tre punti, soprattutto nei momenti chiave.

Cremona ha controllato la gara a proprio piacimento, con una partenza a razzo (8-2 al 3’) con la quale metteva subito in chiaro le sue intenzioni. Le “v nere” provavano a reagire con Punter ed Aradori, e chiudevano il primo quarto a -4 (22-18). L’inizio del secondo quarto illudeva gli uomini di Sacripanti che con Punter e Kravic  riuscivano ad impattare (22-22). Ma era un fuoco di paglia perché Cremona iniziava di nuovo a imporre il proprio gioco, e grazie agli scatenati Mathiang e Crawford piazzava un nuovo break (42-32 al 18’), per poi andare negli spogliatoi con 8 lunghezze di vantaggio (44-36). Al rientro in campo, gli ospiti stringevano le maglie difensive e, approfittando di un momento di nervosismo della Vanoli causato da alcune discutibili scelte arbitrali, riuscivano quasi a ricucire lo strappo (61-58 al 30’), grazie al solito Punter che da solo creava più di un grattacapo alla difesa cremonese che non riusciva ad arginarlo.
Nell’ultimo quarto, i padroni di casa trovavano comunque il modo di piazzare il break decisivo, anche approfittando dell’uscita per raggiunto limite di falli di Punter, miglior marcatore con 18 punti nelle fila bolognesi.
Perso il proprio terminale offensivo, la Segafredo sbagliava tantissimo sotto canestro (appena 12 punti realizzati nel quarto) e la Vanoli aveva così vita facile nel dilatare il proprio vantaggio nelle battute finali (85-66 al 38’), trasformando così quella che poteva essere una sofferta vittoria in un vero e proprio trionfo.
Insomma, un successo che non fa una grinza frutto di una grande gara dei biancocelesti che hanno potuto contare anche sul rientro di un Crawford apparso particolarmente in palla ed uscito fra gli applausi dei propri tifosi che gli hanno riservato una meritata standing ovation.

Sul campo, i giocatori di Sacchetti sono stati a dir poco ineccepibili. Peccato non poter dire altrettanto, purtroppo, di chi gestisce i rapporti con la stampa. Perché, abbiamo dovuto constatare con enorme rammarico che per motivi ignoti quanti misteriosi, ci è stato negato l’accredito per poter seguire in sala stampa il match, nonostante nei giorni scorsi fosse stata fatta regolare richiesta.
Non ci è stata fornita alcun tipo di spiegazione, e questo ci appare francamente inspiegabile. Considerando anche che siamo accreditati presso la FIGC e pochi giorni fa abbiamo ricevuto il pass per seguire i Giochi Europei che si terranno a Minsk (Bielorussia) a Giugno, questo modo di fare è a dir poco superficiale dal momento che la tribuna stampa non era nemmeno stata riempita del tutto, così come si può tranquillamente evincere dalle foto che abbiamo pubblicato.
Giriamo volentieri il quesito alla dirigenza Vanoli, chiedendo una convincente spiegazione sui motivi che stanno alla base di questa caduta di stile, che fa letteralmente a pugni con il diritto di informare. Così come, abbiamo già provveduto a segnalare all’USSI e agli organi competenti tale deprecabile ed inqualificabile comportamento. Bravi e forti sul campo, ma non al di fuori nei rapporti con gli operatori dell’informazione.

Francesco Montanino


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